Documenti Storici

Anno 1514:

Ambrogio Leone dalla sua opera << Nola, la terra natìa>>

<< Il maestro di mercato… dura otto giorni, quando si fa la fiera e la festa di S. Paolino…. Egli il primo giorno adunque fa pompa della sua autorità; giacché, preso dalla reggia il vessillo del Conte, uscendo con un lungo seguito, procede solenne per tutta la città. Il settimo giorno , il giorno prima della festa di San Paolino, si fa un altro giro per la città: prima vanno i contadini con le falci, seguendo, come fosse il loro vessillo, una grandissima torcia a guisa di colonna, accesa e adorna di spighe di grano.Questa torcia è tanto grande, che un uomo solo non può portarla, onde è portata da parecchi ritta su di una specie di cataletto. Viene fatta col denaro raccolto fra i contadini, ed ogni anno si accresce, non solo viene rifatto ciò che si accende percorrendo la città: la chiamano cereo. Similmente si fa altra torcia da altri, e in processione ciascuno segue la sua, mandandola avanti a sé. Viene poi il cereo degli ortolani, adorno di cipolle e di agli, dietro cui vanno gli ortolani, e di poi gli altri ceri degli artigiani. Dopo di questi vengono le file dei monaci e le file dei sacerdoti chierici, l'ultimo dei quali è il vescovo, che porta in mano le reliquie degli Apostoli, del legno della Croce, di alcuni martiri e di S.Paolino, chiuse in una mano d'argento.Accompagnano il Vescovo,il Conte e ilmaestro del mercato, di poi i primari cittadini e il rimanente popolo, tutti a piedi>>.

La Città di Nola anno 1514

Anno 1644

Andrea Ferraro dalla sua opera:

<<Del cimeterio nolano con vite di alcuni santi>>.

<<Intendendo i Nolani, che il suo Pastore sen tornava alla Patria, con navi piene d'un gran turba de' cittadini liberati, risplendente d'una immortal corona, e trionfando con gloria così rara d'aver dato se stesso in servitù per un uomo popolare, facil cosa è a pensare con qual allegrezza e applauso mischiato di lagrime fosse ricevuto dai suoi cittadini, i quali di tutte l'arti, e professioni l'uscirono all'incontro; qual costume osservasi fino à nostri tempi; impercioché nelle prime vespere della sua festività tutte l'arti ciascuno col suo cereo accompagna per tutta la città le reliquie del Santo poste entro una statua d'argento>>.

1887 - Esposizione Vaticana , in uno dei quadro i gigli vengono rappresentati tutti della stessa altezza

Anno 1747

Gianstefano Remondini dalla sua opera:

<<Della Nolana Ecclesiastica Storia>>.

<<Si sparse appena per la città di Nola la giocondissima novella del ritorno dall'africana schiavitù…Ed a perpetua festevolissima rimembranza dell'incomparabile giubilo, che provò la città, e la Chiesa Nolana in sì felice occasione costumò dipoi, e lo osserva esattamente anche al dì d'oggi di far nel XXI giorno di giugno solenne processione, nella quale portano alcuni Artefici certi mai o Gigli, come volgarmente son detti, e son certe macchine in forma di globi, di piramidi, di navi, o simil altre cose, tutte adorne d'innumerevoli garofani, tra quali è situata la particolare insegna di ciasheduna di quelle arti, che la fanno.
…Si fa, dissi, nel mentovato giorno in Nola una solenne processionecon l'intervento di tutto il Clero sì secolare, che regolare, e di molti Artigiani, i quali portano certe sublime macchine, e che Mai appellano, composte di ben concertati lavori d'innumerevoli garofani, ed altri fiori, tra' i quali pende l'insegna di lor'arte in memoria, che sparsasi per la Città la grata novella…gli uscirono impazientemente incontro li Cittadini in quell'abito, in cui trovaronsi, e gli Artigiani con quel strumento, che in mano aveano per l'ansietà di veder subito il loro Pastore, e liberi i di loro amici e parenti>>.

Gigli in piazza Duomo, fine '800
Gigli in piazza Duomo, fine '800

Anno 1840

Agusto Mayer dalla sua opera :

<<Vita popolare a Napoli nell'età romantica>>

<<..sono portati in processione per le strade, a passo accellerato, da uomini che camminano nascosti sotto tappeti, palchi di cinque piani e di venti piedi di altezza, riccamente dipinti e decorati, e ornati di fiori e bandiere. Nel piano più bassa si vede una banda di musicisti che tra il giubilo generale lancia la strepitosa marcia>>.

Anno 1847

G. Regali dalla sua opera <<Tradizioni italiane per la prima volta raccolte in ciascuna provincia d'Italia>>:

<< Le macchine non erano tratte da quei buoi poderosi che all'aratro si aggiogano sui pingui campi della Campania, né da cavalli esercitati su piani della Puglie; ma sibbene da cinquecento lazzaroni, venuti da Napoli, i quali , sudati, trafelati, su le spalle rerecavansi le pesanti macchine, lieti d'uno scudo per ciascheduno e del patrocinio di San Paolino>>.

Inizio '900, Giglio esce dalla piazza

Anno 1853

Ferdinando Gregovius dalla sua opera <<Passeggiata in Campania>>:

<<Davanti alle porte di Nola vidi già una folla di persone che si precipitavano all'interno della città. All'entrata di questa si erano installate numerose botteguccie; le antiche muraa della città ed una torre che vi confinava erano ricoperte di giganteshi cartelloni….
Appena entrato nella città fui colpito da uno spettacolo mai visto prima d'allora. Vidi retta da facchini, una altissima torre, rivestita di oro scintillante, di argento e di rosso; era alta cinque piani, elevata su colonne, adorne di fregi, nicchie, archi figure, guarnita ai due lati da bandierine colorate e ricoperte da carta dorata e di coperte rosse e variopinte. Scintillano nel loro rosso metallo le colonne; le nicchie a fondo d'oro, decorate con i più strani arabeschi, le ficure, i geni, gli angeli, i santi e i cavalieri vestiti di costumi a vivaci colori. Collocati in piani sovrapposti avevano in mano cornucopie, mazzi di fiori, ghirlande o bandiere. Era un agitarsi, uno sventolare continuo, dao che la torre oscillava di qua e di là sulle spalle di circa trenta portatori. Nel piano basso sedevano ragazze incoronate di fiori, al centro un coro di musicanti con trombe, timpani, triangoli e cornette eseguivano una musica assordante….
Anche da un altro lato giungeva una musica rimbombante e vidi, sorgere sopra le case, un'altra torre, poi un'altra ancora…Ne vennero nove da diredirezioni diverse. Avevano tutte la stessa altezza, tranne una che era alta 25 metri e che apparteneva alla corporazione dei contadini. Infatti, ogni <<arte>> importante presenta un obelisco per la festa. Per prepararlo ci si lavora dai quattro a sei mesi. I denari per costruirlo vengono procacciati dalle <arti> e ammontano per ogni torre a circa 96 ducati napoletani. Ogni obelisco ha il suo posto in una strada accanto alla casa di un artigiano famoso. E' li che lo strano oggetto viene fabbricato sotto un'alta staccionata ricoperta di tela per riparare gli operai ed opere dalle intemperie. Alberi e travi formano il primo scheletro; un piano viene sovrapposto all'altro, poi tre lati vengono ricoperti da carta da parato, mentre quello posteriore viene adornato da rami di mirto, fogliame e da una foresta di bandierine. Alle pareti laterali sono raffigurati su carta colorata, geni alati che portano delle ghirlande. La più grande cura viene dedicata alla parte frontale; infatti se ne occupano con impegno pittori ed architetti.
Un attributo che pende dal fregio della nicchia centrale, indica a quale <arte> appartengono i vari obelischi; sull'obelisco dei mietitori si vedeva una falce; su quello dei fornai due enormi ciambelle;…dei macellai un pezzo di carne;..i calzolai una scarpa, i pizzicagnoli un formaggio ed i vinai avevano appeso una bottiglia…
Gli obelischi si dirigevano, ognuno con un coro di musica nel piano più basso, la cattedrale…Il corteo dell'obelisco principale era aperto da due obelischi piccolissimi, nei cui piani più bassi sedevano bimbi incoronati. Seguivano poi una nave sulla quale era un giovane vestito da turco con in mano un fiore melograno. Dietro a questa nave veniva da guerra su un lembo di mare che gli faceva da fondamento. La galea era equipaggiata alla perfezione. Sul bompresso stava stava un giovane, in vesti moresche, l'aria divertita, fumando un sigaro. Sul tribordo però si trovava, inginocchiata davanti all'altare, la figura di S. Paolino.
Appena un obelisco era giunto al Duomo cominciava uno spettacolo singolarissimo: la gigantesca torre si metteva a ballare al suono della musica rimbombante. Davanti ai portati camminava un uomo con un bastone e mentre egli indicava il tempo, quelle torri si muovevano secondo il ritmo di qua e di là. Poi l'obelisco si fermava davanti alla cattedrale e non appena aveva trovato il suo posto iniziava davanti a questa un girotondo di giovani e uomini. Una ventina di essi circa formava un cerchio, di modo che ognuno posava le braccia sulle spalle dei vicini; e mentre in questa posizione si muoveva il cerchio, al centro due solisti ballavano le danze più graziose. Con le braccia sollevano un terzo ballerino, facendolo danzare con loro, in posizione giacente. Diventando esausto e, preso da capogiro, lasciava chimare la testa: era morto. Tutto il cerchio intanto circondava, ballando con ritmo sfrenato. Dopo un breve tempo il morto si rialzava e, levato il capo, ridendo, imitava con le dita il suono delle nacchere. Dovetti pensare al culto di Adone;…tutto questo spettacolo pagano si svolgeva davanti al Duomo; mentre all'interno, il vescovo di Nola, impassibile e con grande calma celebrava la messa cristiana che i fedeli, senza lasciarsi turbare, ascoltavano in ginocchio. Dopo il ballo degli obelischi e la messa furono terminati, la cerimonia religiosa si chiuse con una processione una processione di sacerdoti…La processione attraversoò l'intera città seguita dagli obelischi; sparatorie ed esplosioni continue di bombe a mono si sparsero immediatamente in tutte le strade. A mezzogiorno, le funzioni religiose erano finite, ed il popolo attendeva ai suoi divertimenti…>>

 

 

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Anno 1923 , un Giglio al palazzo 'a catena

Anno 1923 , un Giglio al palazzo 'a catena
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Anno 1861

11 giugno , da un manifesto pubblico del comune di Nola :

<< Il sindaco del Comune Capoluogo di Nola. Previene il pubblico, che la festività di S. Paolino la quale ricadrebbe nel giorno di sabato 22 dello andante mese sarà celebrata in quello di domenica ventitrè dello stesso, giusta la impartita autorizzazione superiore. Verrà preceduta dalla consueta fiera che avrà cominciamento dal giorno 15 del mese medesimo per durata Sovranamente concessa. Vi sarà la solita processione delle macchine così dette gigli costruite con la più ricercata eleganza, ed al giorno lo spettacolo in uso di due corse di cavalli in giro al Campo Militare alle ore sei pomeridiane precise, col premio di una stoffa per la prima, e di ducati sei per la seconda. Tutti gli avventori troveranno ospitale accoglienza protezione e garenzia da parte di tutte le autorità locali. Il Sindaco Giuseppe del Cappellano>>.

Anni '20 , nolani in posa sul giglio

Anno 1866

Francesco De Bourdard, dalla sua opera <Usi e costumi di Napoli e contorni…>> :

<<…al nominare dei "sangiovannari" molti dei nostri lettori corrono per avventura col pensiero alla bella festa popolare detta de' gigli che da costoro recansi in ispalla nel 22 giugno, in cui la Città di Nola celebra la festa del suo vescovo e protettore S.Paolino.
Queste piramidi o gigli , avanzando di tempo in tempo, sono arrivati oggidì ad una tanto considerevole mole e smisuraata altezza che sovrastano i tetti de' più alti edifizi della città.
Ciascuno lato di essi gigli è adorno di fiori, bende, nastri, festoni, statuette di carta pesta e simiglianti cose. La macchina è divisa in più ordini, nel primo dei quali è collocata l'orchestra…Gli altri ordini sono occupati da popolani ne' loro abiti di festa e le donne si rivestono de' migliori ornamenti che posseggono.
Questi gigli sono costruiti a cura delle diverse corporazioni di arti e mestieri che ricordano le antiche fratrie… Ciascun giglio è sostenuto da sedici facchini, ma il più grandioso è quello degli ortolani trasportato da trentasei di essi. Spari di mortaretti, campane a disteso, fuochi d'artifizio, luminarie…rendono pomposa e magnifica la processione de' gigli, i quali, accompagnati da numeroso clero, vengono portati innanzi al Vescovado dove ricevono la benedizione del Santissimo…>>

Anno 1924, ballata in piazza Duomo

Anno 1891

da Documenti di cronaca del Roma :

<<…ai primi di giugno i giglianti che sono sedici, due per ogni giglio, danno la caparra agli artefici, alla musica con pranzo sontuoso e con fuochi assordanti, sicchè si passa un'intera giornata, che per lo più è il primo lunedì di giugno…Nel primo lunedì di giugno fino al 22 per le vie si odono continuamente musiche e fuochi inducanti che gl'interessati alla costruzione del giglio vanno in giro per la questua, giacchè quelli che lo fanno sono tutti lavoratori alla giornata, ed il giglio costa la discreta somma di lire mille circa.
Finalmente il 27-28-29, il sabato lo scheletro del giglio… si adorna del frontespizio con lavori di cartone riproducenti vari sistemi di architettura… Così arricchito resterà fino alla mattina della domenica innanzi alla casa di colui che lo ha vestito ove la sera, illuminazione e chiasso indescrivibile. La domenica poi queste grosse macchine, portate sulle spalle, ciascuna da una paranza di circa 50 uomini, sotto la direzione di un capo che al suono della musica, posta sul giglio e dalla sua voce grossa stabilisce la cadenza e il passo di quest' infelici che sono felicissimi di portarla sugli omeri, attraversano fra applausi e le grida le principali vie della città, mentre comitive di artigiani gettano sui balconi confetti senza misura. Fatto il giro si schierano in due colonne nella piazza del Duomo, ponendosi in mezzo la barca… verso mezzogiorno, preceduto dai seminaristi e dal clero, passa in processione il vescovo che benedice ad uno ad uno i gigli, mentre il popolo festante si dà calorosissime grida di gioia, ballando la tarantella e tempestando di confetti la statua di S. Paolino, il quale ritorna in chiesa ogni anno con qualche ammaccatura in più.
Fatta la processione si comincia il giro dei gigli per la città e dura fino alle ore del giorno in cui vanno a posare innanzi alla casa di colui dovrà spogliarli; ove durante la notte si ripete il medesimo chiasso fatto la notte precedente presso colui che l'ha vestito. Il lunedì mattina un'altra passeggiata, però per rimanere poi tutti schierati in piazza al palazzo di città con la barca. La sera vi è sparo di fuochi, finisce la festa, poiché passata la notte in orgia chiassosa non rimane che assistere, il giorno dopo, allo sfasciamento di quel lavoro di un mese…>>